Galleria 291 Est è  concepita come una kunsthalle, ovvero come spazio di esposizione, di promozione ma anche di sperimentazione ed elaborazione delle arti e dei loro relativi linguaggi. La realtà di un open space espositivo che si coniuga all’idea del salotto aperto a tutti i soci per incontrarsi, condividere idee e progetti, ma è anche di uno spazio che può ospitare mostre, eventi e incontri, offrendo la collaborazione degli stessi soci, in base alle proprie competenze. Dal 2008 sono state realizzate varie esposizioni, che contano protagonisti del calibro di: Sevak Grigoryan, Kawamura Gun, Annabella Cuomo, Marcela Iriarte, Maria Carmela Milano, Marco Scola, il gruppo Hysterica Women, e tanti altri.

ULTRANATURA
RE DELLE ARINGHE (MASSIMILIANO AMATI)

23 SETTEMBRE/14 OTTOBRE 2017

UltraNatura, realizzata in seno alla Galleria 291, che ha ospitato, prodotto e collaborato all’intera fase gestionale della serie, rappresenta il primo lavoro interamente calcografico di Massimiliano Amati, che l’arte trasfigura in Re delle Aringhe. L’artista affronta così una nuova esperienza formativa e una nuova dimensione artistica. Questa serie è un “mondo” non più di figure umane o animali, ma tratte appunto da una dimensione cosmica, in cui all’immanenza del gesto si lega l’evoluzione dell’idea. Concettualmente la natura rappresenta un dato autobiografico trasfigurato: qui è stata interiorizzata, fagocitata e poi tramutata in segno, rappresentando una forma di catarsi attraverso l’arte. L’amore per la natura, coltivata fin dall’infanzia, da adulto non ripropone la stigmatizzazione dei diversi regni, andando oltre i limiti, gli ambiti e le definizioni. Basti pensare a come da secoli la sezione aurea, ideale di bellezza e di armonia da ricercare e ricreare nell'ambiente antropico, abbia suscitato l’ipotesi dell'esistenza di un rapporto concatenante tra microcosmo e macrocosmo, tra la natura e l'universo. Questo rapporto tra il tutto e la parte, tra la parte più grande e quella più piccola, che si ripete all'infinito attraverso infinite suddivisioni, si sottende concettualmente ad UltraNatura. Solo agendo sul piccolo si può raggiungere la padronanza del tutto: dalla grandezza ergonomica si passa ad nuova visione, rivelata dalla minuziosa e microscopica osservazione del lavoro di incisione, che permette di indugiare oltre il limite -presunto - con segni infiniti. Un lavoro essenzialmente imperniato su diversi punti di vista. Lo stesso ricorso al formato quadrato permette di sfruttare diverse prospettive ruotando le singole lastre di rame (6x6 cm): ancora una volta un ritorno al dinamismo di visione, quale riflesso della mutevolezza che contraddistingue il pensiero, quanto le quotidiane attività umane. Un’operazione calcografica di rara entità, sviluppata a partire da 120 matrici differenti e realizzata interamente ad acquaforte. Circoscritta in questo contesto, tecnicamente la matrice è il filtro indiretto dell’opera compiuta, un mezzo attraverso cui esercitare il potere del segno, lavorando al dettaglio. Ciò che formalmente può apparire come un lavoro metodico e certosino non rappresenta qui un qualcosa di sterile: il segno è più che mai autentico. Il segno diventa quindi espressione di legami e fusioni, di tensioni e rotture, che vengono cristallizzate nell’incisione e nella metamorfosi di singolari figure “organiche”. In quest’ottica l’opera d’arte è prodotta da un’esperienza formale intrinsecamente connessa ad una dimensione narrativa: la dinamicità delle immagini è quindi la risultante degli stadi di sovrapposizione tra le elaborazioni inconsce e la ricognizione nella realtà. C’è in questa espressione concettuale una forte influenza del pensiero dell’architetto espressionista Hermann Finsterlin. All’intera serie va sotteso un racconto minimalista, narrato dal segno impresso nero su bianco. C’è quindi il recondito progetto di un racconto di gesti-azioni dalla forma organica, divenuto poi materiale dell’omonimo libro. Le immagini di UltraNatura sono in realtà tutte collegate tra loro, come una concatenazione di pensieri, emozioni, azioni: vi sono dicotomie, rifrazioni e riflessioni nell’immagine in cui il segno ha inciso un preciso stato in divenire, seguito e preceduto da un altro. Anche questa scelta rappresenta un ritorno concettuale al dinamismo, al continuo divenire esistenziale che dà l’imprinting all’immagine nella sua evoluzione e che è in sé evoluzione del racconto, non riconducibile ad un percorso lineare. Laddove lo “spettatore/lettore” è libero di sovvertire l’ordine e la configurazione stessa delle immagini, che vanno a comporre il libro, cambia anche il tipo di azione di “lettura dell’immagine”, che da passiva diviene attiva. In sintesi l’opera d’arte sarebbe qualcosa che è in attesa di esprimersi, ma che una volta affiorata può essere soggetta a continue riconsiderazioni e rifigurazioni.
Rossella della Vecchia

ULTRANATURA
LIBRI D'ARTISTA

Quando leggiamo un racconto, i protagonisti e le circostanze della storia possiedono delle caratteristiche specifiche. L'autore conferisce loro un valore autonomo, come se fossero nati prima del racconto stesso. Allo stesso tempo, la capacità di agire permette agli attori della storia di tessere delle relazioni, incalzando nella costruzione ritmica dell'intreccio narrativo, l'intrigo. Il ritmo dell'intrigo ci persuade affinché la storia si lasci seguire e venga portata a termine. Ma la fine non è mai da intendere come arresto del tempo narrativo. Un racconto continua ad esistere e a riformarsi attraverso i pensieri e le emozioni di chi lo legge, aprendo nuovi orizzonti di mondo. Il ruolo dello scrittore si può quindi ritenere marginale, dato che ogni racconto può vivere solo se c'è un lettore che ne fa esperienza, riformulandolo in maniera soggettiva. I due libri ULTRANATURA riflettono l'esperienza viva e visiva di questi tre stadi del muthos narrativo. Nel primo libro, le protagoniste sono 120 forme, derivanti da 120 matrici diverse. Esse sono descritte come singole unità ma allo stesso tempo sono capaci di interagire generando dieci famiglie diverse. Ogni famiglia è decritta da un nome che chiarisce l'azione e le relazioni che le hanno generate: le emozioni interne al vissuto dell'autore si intersecano all'osservazione dei movimenti che animano le forme della natura. Ogni forma quindi nasce dall'altra o si distrugge nell'altra, nel tempo narrativo di dieci capitoli contenenti 12 paragrafi, ovvero le singole unità con il loro movimento interno. I titoli dei capitoli, descrivono azioni compositive che esplorano il legame tra vissuto emotivo dell'autore e osservazione della realtà naturale:

Irraggiamento da un centro
Autosomiglianza
Corruzioni platoniche
Momentaneo arresto di forze
Imo°pressioni
Erotture
Gemmazione di finestre
sezioni di frequenze
Risonanze
Radicate nel moto

Al lettore la possibilità di intravedere nuovi potenziali paesaggi ma partendo da un intreccio per così dire "guidato" dall'autore stesso. Nel secondo libro si è voluto dare enfasi al ruolo del lettore e alla sua capacità di formulare nuovi orizzonti narrativi attraverso un'altra gestualità dello "sfogliare". In questo libro le famiglie scompaiono, ogni coppia di forme può essere esperita indipendentemente l'una dall'altra, manipolata e messa in relazione a molteplici configurazioni. Agendo in tal modo si distrugge del tutto la linearità del tempo: si procede in avanti o indietro e da qualsiasi punto della storia. Il lettore si addentra in un territorio indipendente dall'autore, e diventa co-autore di continui paesaggi potenziali, donati alla magia matematica delle possibilità combinatorie. 106 combinazioni (un milione) possono configurare altrettanti racconti: ad ogni lettore il suo tempo, ad ogni lettura una storia senza fine.

Massimiliano Amati, in arte Re delle Aringhe, nasce in Puglia a Locorotondo, nella cornice metafisica della Valle d'Itria. Egli proviene da una famiglia composta da molti artigiani e disegnatori. Comincia infatti a disegnare autonomamente a tre anni coltivando fin dall'infanzia la passione per il disegno e la ricerca di un linguaggio "analogico" personale. Si laurea in architettura e consegue un dottorato in teoria dell'architettura e del progetto alla Sapienza di Roma. All'amore per il disegno si unisce quello per la ricerca e da questo connubio nasce la pubblicazione "Tempo e racconto nei processi creativi, strategie narrative per l'architettura" edito da Quodlibet. In ambito artistico ha realizzato parecchi progetti di disegno manuale, in una costante ricerca del segno. Tuttavia, la consapevolezza maturata nel pensiero dello spazio gli ha permesso di estendere il suo linguaggio a progetti di video-mapping, portandolo poi al limite verso la dimensione della performance, progettandone scenografie, costumi e macchine, all'interno del rumoroso e variopinto collettivo OxO. Recentemente la calcografia ha aperto gli orizzonti di ricerca verso linguaggi rinnovati, nell'intreccio poliedrico di una produzione nutrita da parecchie collaborazioni con artisti in ambito visivo e musicale.

 

 

 

 

 

Galleria 291 EST/INC. - Viale dello Scalo San Lorenzo 45/49 - 00185 Roma - +39 06 44 36 00 56 - info@galleria291est.com