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NON-TOXIC

Le cosiddette tecniche non-toxic, o più precisamente less-toxic, basate su tecnologie acriliche, hanno iniziato ad essere sperimentate ed utilizzate negli anni ’90 in Canada, USA, Danimarca e Finlandia.
La sfida, colta poi da molti altri paesi europei, consiste nella ricerca di soluzioni, metodi, tecniche
e sostanze che riducano il rischio dettato dall’utilizzo di materiali dannosi alla salute personale e
ambientale nelle pratiche artistiche.
Molti gli esempi di sperimentazione che hanno dato vita, talvolta, a nuove tecniche: in Canada
l’australiano Keith Howard sperimenta il film fotosensibile e chiama la sua tecnica Intaglio-Type, mentre
negli USA Dan Welden lavora sulle lastre fotosensibili denominandole Solar_plate. Nick Semenoff, il
francese Cedric Green e Friedhard Kiebeben lavorano alla preparazione di nuovi mordenti a base
salina e alla messa a punto di un sistema elettrolitico per incidere i metalli; in Scozia e in Danimarca
importanti laboratori come l’Edinburgh Printmakers Workshop prima e il Grafisk Eksperimentarium
di Henrik Bøegh testano e valutano nuove tecniche di stampa e sviluppano materiali basati su acrilici
e polimeri. L’interesse suscitato da questo movimento ha dato vita ad un’ intensa attività che ha
coinvolto le università, tanto da spingere gli atenei a istituire corsi di specializzazione sulla stampa non
tossica. L’introduzione dei materiali acrilici è stata la rivoluzione che ha permesso di liberare gli studi
da tutti i tradizionali prodotti tossici, rielaborando così tutti i metodi e i materiali dalla preparazione
delle matrici, all’incisione fino alla stampa.
Nei laboratori tradizionali di incisione la tossicità di molti prodotti usati è data sia dalla composizione
chimica sia dalla modalità di utilizzo. Per esempio le vernici acido-resistenti che si utilizzano per tutte
le tecniche indirette (acquaforte, ceramolle, acquatinta etc.) sono a base cera, colofonia e sostanze
bituminose e spesso necessitano di riscaldamento per essere utilizzate con conseguente emissione
di fumi cancerogeni; i solventi necessari per rimuoverle sono sostanzialmente derivati dal petrolio; i
mordenti usualmente utilizzati (acido nitrico, acido cloridrico e acido solforico) sviluppano esalazioni
gassose tossiche che possono causare problemi di respirazione e reazioni avverse, infine gli inchiostri
di stampa contengono metalli pesanti, additivi ed essiccanti.
In un “laboratorio less-toxic” le vernici acido-resistenti bituminose sono sostituite con quelle a
basa acrilica che permettono l’abolizione dei solventi al petrolio in quanto solubili in acqua e soda,
i mordenti acidi sono felicemente sostituiti dai mordenti a base salina come il cloruro di ferro e il
solfato di rame; gli inchiostri vengono sostituiti da quelli di nuova generazione a base acqua o olio.
Ma se l’obiettivo riguarda la sostituzione delle sostanze non più ecologicamente accettabili, di fatto
questa rivoluzione ha portato all’introduzione di nuovi materiali che stimolano nuove strategie
creative. Ad esempio, l’esordio nel laboratorio calcografico di lastre e pellicole fotopolimeriche che
prevedono l’utilizzo del positivo digitale crea un ponte verso i nuovi orizzonti informatici in favore
di un rinnovamento del linguaggio artistico.
Si tratta di un’importante rivoluzione dettata dalla volontà di affermare una cultura ecologica
come insieme di valori legati ad un nuovo paradigma ancora in via di sviluppo, un nuovo modello di
coesistenza dell’artista e dell’uomo, delle sue azioni nell’ambiente di lavoro e nell’ambiente naturale.