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Extradimensionale • Marco Scola

Questa nuova personale è un ambizioso progetto intorno all’esperienza sensoriale, partendo dall’illuminante lettura Le Porte della Percezione di Aldous Huxley. Un intricato percorso artistico che rivendica la possibilità, a solo appannaggio dell’arte, di fornire un medium di condivisione, ovvero una comunicazione viscerale e diretta, senza intermediari linguistici o simbolici, poiché l’esperienza del singolo è condivisibile solo al di là delle convenzioni verbali.

L’insondato rapporto con l’inconscio e la percezione altrui verte nel progetto di Scola nella coscienza del mondo interiore quanto di quello esteriore: una “realtà data è un infinito che supera ogni comprensione, eppure è suscettibile di essere afferrata direttamente e in certo qual modo totalmente”. In questo senso “Extradimensionale“ è un atto conoscitivo da parte dell’artista, che scava nel recondito della propria esperienza sensoriale per consegnarla al suo pubblico.

L’estetica di “Extradimensionale” nel suo puro astrattismo, nei colori vivaci e percettivamente intensi, è intrisa dell’esperienza che l’artista ha condiviso con se stesso prima che con noi. L’anelito sensoriale che si dispiega al pubblico tradisce un’esperienza fisica che noi non conosciamo e che forse è destinata a rimanerci oscura. Invece la sensazione, scaturita da quell’esperienza, si fa visibile, mentalmente tangibile.

Per Aldous Huxley noi in quanto individui, nel miraggio della comune percezione, siamo delle isole, degli universi, ovvero esseri a se stanti: “Per la sua stessa natura, ogni spirito incarnato è condannato a soffrire e godere in solitudine. Sensazioni, sentimenti, intuiti, fantasie, tutte queste cose sono personali e, se non per simboli e di seconda mano, incomunicabili. Possiamo scambiarci informazioni circa le esperienze, mai però le esperienze stesse. Dalla famiglia alla nazione, ogni gruppo umano è una società di universi-isole”. Dunque siamo distanti, forse paralleli, di certo c’è incomunicabilità tra noi, destinati a “incontrarci” raramente nelle nostre esistenze. Eppure Marco Scola propone un invito a questo incontro, che si svincola dalla mostra stessa, perché ciò che importa davvero è quanto ne scaturirà.

In mostra lo spettatore potrà affrontare questo viaggio nella sua restituzione grafica tra tele astratte e illustrazioni, mentre la proiezione di una foto 3D, forse potrà essere un modo per guardare con gli occhi dell’artista. La mostra cita in ballo l’esperienza, come al tempo stesso estremamente personale e utopicamente collettiva, ma non si tratta solo di proporre una questione filosofica: l’opera è un’esperienza deficitaria e quindi ha bisogno del contributo di tutti per avere piena valenza. Infatti le opere non hanno un titolo, ma sarà messo a disposizione un foglio bianco su cui poter scrivere il titolo che più sembrerà appropriato ai visitatori. Il trascendente così si farà immanenza, “presente a noi come immanenza sentita, partecipazione sperimentata”, dando un titolo non ad un’emozione empatica ma ad un’esperienza sensoriale condivisa.

Infine nel vernissage si potrà assistere ad un live painting, ovvero una performance di Scola che simulerà un’ambiente casalingo alla presenza dei veri familiari, perché lì dove ci si sente più sicuri e protetti forse ci si sente più liberi di sperimentare, influendo sulla propria coscienza, aprendo un varco nella mobilità sensoriale. Ecco allora che nonostante il gap esperienziale ciò che è depositato nella psiche dell’artista si trasmette naturalmente e conseguentemente al fruitore.

Curatela

Vania Caruso

Autore

Marco Scola

Data

04/24 Aprile 2015