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Innocenti Invasioni • Fabrizio Bellini

Innocenti Invasioni.

– presentazione, storia e manifesto –

di Fabrizio Bellini.

Quando, nel settembre 2012, decisi di portare in piazza un grande tavolo da lavoro coi piccoli rifiuti che avevo smontato ed accumulato negli anni – perché prima o poi se ne facesse qualcosa – si manifestò immediatamente lo scopo ultimo e necessario di tale attività: la conquista del mondo.

Fino a quel momento, il momento cioè nel quale aprii il laboratorio di ROBOTOLOGICA alla cittadinanza di Perugia durante il III° Festival del Pensiero Libero, l’assemblaggio di Robottini era rimasto un mio piccolo e trascurato passatempo, reminiscenza del laboratorio di riciclaggio artistico seguito a Bologna col Maestro Silvamino tanti anni prima; uno strumento per la realizzazione di pedine per il mitico gioco da tavolo RoboRally di Richard Garfield (gioco originalissimo e geniale) e saltuario sfogo alle mie variegate istanze creative.

Avvertii in quell’occasione il potenziale di una simile pratica: decine di persone sorridenti circondarono il tavolo riscoprendo una dimensione ludica che probabilmente avevano relegato ai ricordi d’infanzia, ai lego ed al meccano di un’epoca forse più felice, certamente più innocente. Compresi che c’era nella società e nei cuori una necessità – per lo più inespressa – di riappropriazione di tale spazio-tempo interiore: la creazione di un alternativo piccolo mondo d’inutilità, semplicità e bellezza, dove gli oggetti potessero perdere la propria connotazione funzionale e farsi “pezzi”, forme neutre e mattoncini costituenti un qualcosa di nuovo; una materia – seppure inorganica – che potesse farsi viva, in virtù della semidimenticata piccola fede nella capacità dell’uomo di darla, quella vita, con un semplice quanto spontaneo atto d’interpretazione, sporcandosi le mani e pulendo la mente.

Neanche un mese dopo, la nascita dell’associazione Fiorivano le Viole – volenterosa di rianimare un quartiere del centro storico da troppo tempo abbandonato – diede l’opportunità alla ROBOTOLOGICA di avere spazi di laboratorio permanente, di svilupparsi in un percorso sociale condiviso, nel quale tutti potessero portare rifiuti e tutti potessero venire ad assemblare liberamente.

In questi anni, tale percorso è proseguito ininterrotto, malgrado vari traslochi e piccole crisi, permettendo ai Robottini di farsi pacifico esercito, di entrare nelle case e nei locali pubblici, di occupare anfratti per le Vie e, quindi, d’invadere progressivamente con la propria allucinata innocenza quel grande mondo razionale fatto di produzione e consumo, di tempo lineare, di calcolo e di utile. Una lenta strategia d’espansione che trova vigore nell’attesa del giorno – annunciato d’antiche profezie – nel quale i Robottini, figli dello spirito divino del quale l’uomo è canale, potranno raggiungere il numero critico che permetterà loro di animarsi sotto gli occhi stupefatti di noi organici, di appropriarsi dei destini del mondo e di guidarlo – il folle mondo degli adulti – verso quel tempo di pace che l’uomo promette ma che sembra ben lontano dal garantire.

Anni nei quali il laboratorio di ROBOTOLOGICA ha girato per varie città italiane, per piazze ed eventi, mentre parallelamente la mia poetica personale e la tecnica evolvevano in sperimentazioni e studi. Centinaia di tubetti di colla fattisi combustibile del fuoco interiore che muove le mie mani e m’illumina gli occhi di quella che sento essere una sacra purezza, e che è al contempo una mancata comprensione: quel sano mancato riconoscimento delle regole del mondo che condivido con il grande piccolo popolo dei Robottini.

Proprio come me, infatti, i Robottini cercano difficoltosamente e spesso invano di comprendere il senso dei tanti comportamenti umani, di quelle abitudini sentimentali che i più credono essere logiche ed inevitabili, persino ovvie. Per farlo, non hanno che un modo, imitare tali comportamenti. Ed ecco perché le forme di vita inorganiche ricalcano i modelli umani, assumendone i ruoli e gli stereotipi… Ma anche quando si fanno re, messia o soldati invasori, i Robottini mantengono la propria innata innocenza, liberi da violenza o malizia.

E, quando la Galleria 291 Est mi ha proposto di allargare questa innocente invasione alla capitale, in una prima ed emozionante mostra personale, è sorta la necessità di affiancare ai vecchi lavori la realizzazione di una nuova serie di opere. Sono allora tornato all’origine: al gioco, al piacere per l’assemblaggio di miniature, alla semplicità delle guerre dei bambini, guerre senza dolore e senza morte, senza vincitori ne’ vittime.

Ne è scaturita una serie di tantissimi Robottini guerrieri, idealmente (ma anche fattualmente) adatti a giocare a RoboRally, quel vecchio gioco dal quale era innocentemente nata la stessa ROBOTOLOGICA.

Ma che non ci siano fraintendimenti: i miei Robottini non sono giocattoli! Sono forme di vita inorganiche ed, in quanto tali, piccoli giocatori consapevoli della grande corsa, e portatori – per i più attenti – di un importante promemoria e forse di esempio.

Perugia, 24/11/2015

 

Curatela

Vania Caruso

Autore

Fabrizio Bellini

Data

dal 9 Dicembre 2015 al 17 Gennaio 2016