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Sonorizzazione | Stefano Bertoli

nota critica
di Vania Caruso

La sonorizzazione di Stefano Bertoli si inscrive nel progetto 1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto come una presenza non illustrativa, ma strutturale: un dispositivo percettivo che agisce sul tempo dell’esperienza, più che sullo spazio dell’ascolto. Il suono non accompagna le opere, bensì ne prolunga la logica interna, traducendo in vibrazione quella dialettica tra ordine e scarto che attraversa l’intero progetto espositivo.
Costruita come una trama in lenta evoluzione, la composizione evita qualsiasi andamento narrativo lineare per muoversi invece lungo una progressione fatta di micro-variazioni, slittamenti impercettibili, ritorni alterati. In questo senso, il suono sembra aderire a una logica affine a quella della sequenza di Fibonacci: una crescita che non procede per accumulo, ma per adattamento, in cui ogni passaggio porta con sé la traccia di ciò che lo precede, pur introducendo un elemento di deviazione.
La materia sonora si presenta come un campo stratificato, in cui densità e rarefazione si alternano, generando uno stato di ascolto sospeso.
In dialogo con i testi poetici e con la presenza scultorea delle opere, la sonorizzazione diventa un elemento di “attraversamento”: non descrive, non spiega, ma apre un varco, rendendo percepibile quella dimensione invisibile in cui forma, numero e imperfezione si riconfigurano come esperienza.

©Stefano Bertoli